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L’origine romana di Camposampiero è certa, anche se non restano tracce o documenti dell’insediamento originale attraversato dalla via Aurelia a nord di Padova, in una zona occupata da un reticolo centuriale, ancora discretamente conservato, noto con il nome di Graticolato, in ragione del disegno a scacchiera impresso nel territorio dal sistema viario. Numerosi rinvenimenti archeologici succedutisi nel corso degli anni, il più importante dei quali, in località Straelle, dove nel 1986 furono riportate alla luce le fondamenta di un fabbricato rustico di epoca romana, confermano questa origine.
E’ però solo in epoca medievale, dopo il processo di riconquista del territorio agricolo operato dai benedettini che il centro si sviluppò. Alle turbinose vicende dell’età di mezzo e alle lotte tra i potenti dell’epoca, il nome di Camposampiero è legato a filo doppio.
Secondo lo storico locale Rostirola, la Camposampiero medievale – posta in posizione strategica sulla direttrice Padova-Bassano e sulla strada per Noale, che si qui incrociano – era caratterizzata dalla presenza di una rocca dotata di proprie difese, circondata da un castello con porte protette da torri, con fossati alimentati da una deviazione del fiume Vandura, e con bastie esterne.
La disposizione richiama quella di Noale, e possiamo quindi considerare che analoga fosse la struttura di numerosi castelli della zona di cui ora restano tracce incerte. Le difese furono consolidate nel 1229 e successivamente il castello non subì guasti o devastazioni. Nel 1405 fu sottomessa a Venezia, mantenendo le funzioni militari e vedendosi assegnato un vicario veneziano, a sottolinearne l’importanza strategica, civile ed amministrativa, confermata dal fatto che a Camposampiero, come a Cittadella, faceva riferimento una Podesteria che comprendeva un territorio esteso a 33 ville. Nel 1513 gli eserciti della lega di Cambrai, dopo aver incendiato Noale, si portarono a Camposampiero rinnovando l’assalto e le distruzioni. Secondo alcuni storici, a questo avvenimento si può far risalire la rovina del castello, ma è più probabile pensare che la struttura muraria fu semplicemente intaccata da questo episodio pur gravissimo, ma della durata di un solo giorno.
Del resto il destino di Noale ce ne dà conferma: bruciarono tutti i manufatti in legno, ma non furono distrutti i sistemi difensivi. Dopo di allora il castello comunque iniziò un rapido declino, tanto da essere addirittura usato come cava per materiali da costruzione, fino alla distruzione quasi completa nel ‘700. La decadenza delle mura è invece più lenta: nel 1657 esisteva ancora porta Padova, nel 1700 erano ancora presenti il ponte e la porta che immettevano nella rocca, solo nel 1841 venne demolito l’ultimo tratto di mura. La struttura dell’originario borgo medievale è comunque ancora perfettamente intuibile osservando Camposampiero dall’alto, magari salendo su una delle due torri che rimangono quali nobili vestigia del passato: immediatamente identificabile è il corso rettangolare del fossato che contornava il nucleo storico e che corrisponde alla scomparsa cinta muraria.

Villa Campello e Villa Querini

S. Antonio sostò a Camposampiero poche settimane, le ultime della sua vita terrena che bastarono per dare lustro a questa cittadina ricca di verde e di silenzio e per dare origine ad alcune testimonianze che ancora oggi vivono nei due santuari detti giustamente: “Sacri luoghi antoniani”.
Il complesso architettonico dei santuari si compone dell’Oratorio del Noce, della chiesa di S. Giovanni Battista e del convento dei Frati Minori.

Attualmente sede municipale, costituiva originariamente la rocca, dimora dei feudatari e parte integrante di un castello medioevale dotato di un potente sistema fortificato. Esso rispondeva alla necessità di difesa in un territorio pianeggiante, privo di protezioni naturali. Era attrezzato con porte munite di torri, circondato da una cintura di fossa ricavata dallo sdoppiamento del fiume Vandura e reso più sicuro da argini, ponti levatoi, catene di sbarramento e mura.

L’eco degli importanti avvenimenti di cui Palazzo Tiso fu testimone nei secoli passati risuona ancora distinto soprattutto nella torre civica che svetta al suo fianco. Proprio la torre, originale nella parte inferiore e modificata alla sommità, ci riporta col suo aspetto austero al periodo medioevale nel quale venne edificato l’intero sistema difensivo. Essa è alta 32 metri ed ha una pianta quadrata leggermente irregolare (m. 6.00 x 6,50).

Ha pianta quadrata, di circa metri 6.50 di lato ed altezza intorno ai 24 metri. È interamente costruita in mattoni di cotto, senza utilizzo di pietra e sasso. Le murature hanno spessore di poco meno di un metro alla base, per degradare fino a 50 cm alla sommità. Lo spazio interno risulta suddiviso da solai di travi e tavolati di legno. Da questo vano, per mezzo di una scala in legno si accede ai piani superiori.

Villa Campello
Dimora ottocentesca con barchessa e brolo è collocata vicino al centro storico in una zona pienamente integrata nell’attuale tessuto urbano. Ben diverso doveva essere l’ambiente, tipicamente agreste, all’interno del quale sorge la villa.

Villa Querini
La tradizione e le fonti bibliografiche individuano nella nobile famiglia veneziana dei Bernardo i costruttori ed i primi proprietari della villa, tipico esempio della casa padronale, monumento tra i più importanti di Camposampiero, risalente alla fine del Cinquecento.